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“Norma” e il jazz | Paolo Silvestri

Norma e il Jazz

Norma e il jazz | Paolo Silvestri
in collaborazione con il Saint Louis College of Music di Roma

Se non ci fosse stato il Covid-19, uno degli spettacoli più attesi del nostro cartellone sarebbe sicuramente stato Norma, con Paolo Fresu, Paolo Silvestri e la ONJ – Orchestra Nazionale Jazz dei Conservatori italiani. Era però anche il concerto più complesso, che necessitava di un’orchestra di studenti dei Conservatori italiani, che avrebbero dovuto trovarsi a Milano, provare insieme, viaggiare… Insomma, il distanziamento sociale ha reso tutto questo impossibile e il concerto è stato cancellato dall’agenda dei musicisti. L’epidemia ha reso di fatto impossibile il lavoro dei grandi gruppi.

Noi però abbiamo una fortuna: il M° Paolo Silvestri, l’autore delle trascrizioni e anima, insieme a Fresu, di questa idea di concerto, è docente del Conservatorio di Genova e ha accettato di venire a raccontarci l’idea da cui lo spettacolo è nato.
È un’idea colta e insieme molto vivace, che stabilisce un contatto fra l’esperienza musicale europea e l’America.

Questo discorso ci sembra da riprendere, malgrado la tristezza di non poter ascoltare dal vivo la tromba di Paolo Fresu e gli ottimi musicisti dell’orchestra, perché l’argomento merita di essere proposto e perché Paolo Silvestri lo farà al meglio.
Per arricchire la serata e per ovviare alla mancanza di un pianoforte, Paolo ci porta in video la registrazione di una sua presentazione tenuta a Roma presso il Saint Louis College of Music, che ringraziamo per averci concesso il materiale.

Sarà un’occasione per superare ancora una volta le barriere fra i generi: un esercizio molto caro al Levanto Music Festival, per il quale ci vogliono ottime guide… come certamente è Paolo Silvestri.

Non è certamente facile fare incrociare le partiture di un vero e proprio capolavoro operistico quale Norma di Vincenzo Bellini e il mondo del jazz. Ma, nel senso più vero dell’interpretazione e del libero adattamento classico del mondo della musica afroamericana per eccellenza, nello stesso modo in cui il jazz si appropriò attorno alla metà del secolo scorso del grande patrimonio della canzone popolare americana, appare possibile e corretto avere la libertà di poter rivisitare un pezzo della storica tradizione musicale operistica con le lenti della più libera delle forme musicali moderne.

In breve, “Norma”, il capolavoro di Vincenzo Bellini, è stata “ripensata” secondo i canoni stilistici propri della musica jazz. Le melodie sono stata lasciate intatte ma il gioco creativo è quello di ampliare i colori propri dell’esplorazione artistica.
“Ho maturato l’intenzione di creare una versione moderna di Norma, lasciando quasi inalterate le melodie nella loro straordinaria bellezza, mantenendone spesso la forma simile alle canzoni popolari del nostro tempo, pur senza rispettare la successione originale dei brani, ma rielaborando l’armonia e la strumentazione in uno stile jazzistico. Il riferimento è andato immediatamente a “Porgy and Bess” di George Gershwin interpretata da Miles Davis e arrangiata da Gil Evans, ed in particolare a quell’orchestrazione con sonorità “profonde” più tipiche dei colori sinfonici della musica classica dei primi anni del ‘900 e della tradizione delle big band americane.

(Paolo Silvestri)

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